Il cuore oltre l'orizzonte

Forte è sempre stata la tentazione di approfittare della testata dell'Associazione per esprimere quello che sento, come forte è la paura di rimanere incompreso. In questa oscillazione di sentimenti è passato il tempo fino ad ora trascorso da quando...
Forte è sempre stata la tentazione di approfittare della testata dell'Associazione per esprimere quello che sento, come forte è la paura di rimanere incompreso. In questa oscillazione di sentimenti è passato il tempo fino ad ora trascorso da quando, leggendo l'ultimo numero, ho trovato la voglia ed il tempo di scrivere. Una volta andavo in montagna e sentivo la vastità del paesaggio come una cura per i ristretti orizzonti di un cittadino, cose ho provato a comunicare tramite immagini e musiche questo mio sentire ai miei compagni di allora. Nessuna parola non un nome di vetta perché in vetta c'è molto più che un nome, ma qualcuno mi chiese il nome di quei magnifici orizzonti e cose compresi che non ero riuscito a trasmettere il mio sentire, per quanto io abbia urlato il vento non ha orecchi per sentirmi. Solo nell'incontro tra quello che viene da dentro con quello che viene da fuori risuona la realtà. Per me la pratica era quell'insieme di risorse economico temporali che dedico a me stesso.

La mia pratica è sempre stata per me stesso e al di fuori di quello che mi chiedono gli altri, dunque io ho diviso la mia vita in due, quello che faccio per me e quello che devo fare per gli altri. La mia vita tuttavia è una e indivisibile e lentamente e con fatica l'unità e l'unicità della mia vita si vanno imponendo alla struttura organizzativa della mia sensibilità che sento ormai inadeguata a leggere la complessità del sensibile. Nella pratica è successo che attraverso l'incontro ripetuto mille volte ho imparato ad incontrarmi, con l'ascolto di tante sensazioni ho imparato ad ascoltare e nel dubbio ho trovato la consapevolezza. Pian piano, la pratica ha perso il posto e la consistenza che le avevo riservato, e come nebbia sottile ha invaso le due parti nelle quali avevo strutturato la mia vita. Ora sempre più spesso non trovo opposizione tra quello che viene da fuori e quello che viene da dentro pur essendo sempre più chiaro il confine che, come la linea dell'orizzonte, segna la fine della mia conoscenza oltre alla quale si affolla lo sconosciuto che mi invita a nuove avventure. Una volta andavo in grotta e sentivo la sfera dorata formata dalla mia lampada come l'unica certezza in un mondo minaccioso e incomprensibile, mai ho pensato che i miei compagni di allora potessero capire, ora so che capire no, ma sentire certamente se, sentivano, ognuno con la sua personale sensibilità.

Successe dopo un mese di indicibili fatiche, ecco alla fine di una risalita strapiombante sulla volta della caverna si apre un ramo nuovo, ecco il mio piede su un territorio inesplorato, ho superato le colonne d'Ercole e, novello Ulisse, entro nell'ignoto, sopra ogni cosa sperimento il confine, quello stesso che ritroviamo in un famoso poeta: "Sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude". Il confine che protegge dall'estraneo che affascina e impaurisce. Sulle carte antiche oltre il conosciuto veniva scritto: "hic sunt leones" Ora nella pratica sento che l'altro è diverso eppure uguale a me, è se un altro punto di vista ma di una stessa realtà, dove io finisco lui comincia e in quel punto magicamente risuona la realtà che alle volte c cose abbagliante da far svanire la nostra sensazione di consistenza: "e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei".

Ecco, sulla sensazione del confine mi gioco tutto me stesso, sarò pronto nell'istante giusto con il giusto atteggiamento solo quando la pratica mi avrà portato le dove devo essere e dove, forse, sono destinato. La via del guerriero (il Bushi) è la pratica che quest'anno ho incontrato sul mio confine e ancora il mio piede è su un territorio inesplorato, il mio cuore gettato oltre alla siepe, ma soprattutto il contatto con il maestro Alessandro scelto e stimato da me perché ama la pratica della via che sta percorrendo, cose come ho scelto e stimo il maestro Pietro nella pratica dello shiatsu che lui ama. La pratica del contatto con il maestro mi ha portato ad essere pronto per fare quello che faccio e di questo posso solo essere grato.
I compagni della pratica possono diventare i compagni della vita, alle volte insegnando e alle volte imparando, le dove l'orizzonte dell'altro coincide con il mio orizzonte l'estraneo si fa più presente e dalla pratica comune scaturiscono preziose sensazioni, "e il naufragar m'è dolce in questo mare". Spesso ci si ritrova per praticare o per il semplice piacere di realizzare e fare progetti assieme o per sciogliere il nodo del dubbio che si affaccia ad ogni passo spinto oltre l'orizzonte e in questo trovarci assieme nella pratica, la pratica illumina la via.